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23.08.2012

Gli Hanamachi, quartieri delle geiko, le geisha di Kyoto

I cinque Hanamachi sono aree della città di Kyoto noti per essere i quartieri delle geisha.

Il più grande e importante di essi è il distretto di Gion, il cui periodo d’oro fu verso la metà del 1800, quando in più di 3000 tra geisha e maiko lo popolavano. Gion si estende nella zona di fronte al tempio di Yasaka, originariamente costruito per accomodare i viaggiatori che si recavano al tempio. Col tempo poi si trasformò nel più esclusivo distretto delle geisha le quali qui (e in generale a Kyoto) usano per definirsi il termine “geiko”, che significa “figlia dell’arte” o “donna d’arte”. Due sono le comunità di geiko presenti a Gion: Gion Kōbu e Gion Higashi.  Kōbu è più grande ed occupa gran parte del distretto, mentre Higashi è più piccolo ed occupa l’angolo a nord-est.

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Parte di Gion è stata dichiarata Patrimonio Culturale Nazionale e opere di preservazione sono in atto da parte della Città di Kyoto per restaurare le vie e le antiche costruzioni presenti nel distretto. Molte sono infatti le costruzioni chiamate machiya, case costruite in stile tradizionale giapponese, di cui alcune sono ochaya, case del tè. Proprio qui uomini di alto profilo, dai samurai ai business man sono stati nei secoli intrattenuti nei modi speciali propri delle geisha. Nelle ochaya c’è un mondo segreto in cui si fa conversazione, si beve sake e cocktail, si ascolta musica e si danza. 

A Gion è possibile di sera incontrare geisha e maiko vestite e truccate di tutto punto, mentre si recano ai loro vari appuntamenti alle case da tè.

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Le geiko di Gion eseguono ancora le tradizionali danze annuali, la più famosa delle quali è la Miyako Odori, Danza dei ciliegi in fiore, dette anche Danze dell'antica capitale, che si tiene ogni anno durante il mese di aprile ed è eseguita dalle geiko di Gion Kobu.

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Gion è il quartiere in cui visse e esercitò come geisha Mineko Iwasaki, la figura che ispirò e fornì informazioni a Arthur Golden per il suo Memorie di una Geisha.

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Un altro hanamashi èPontocho, il quale ha un nome particolare che trae origini dalla parola “ponta” (ponte), importata dai Portoghesi, i primi Occidentali ad entrare in Giappone.

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Più che un vero e proprio quartiere è infatti una stretta strada che costeggia il lato ovest del fiume, connessa da un piccolo ponte al resto della città. Qui si trova un gran numero di okiya e di ochaya. Queste ultime sono molto caratteristiche in quanto dotate di ampie verande che si affacciano sul fiume Kamo, dove le geisha un tempo usavano intrattenere gli ospiti nei caldi mesi estivi.

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All’inizio del 1600 a Pontocho, quando Shimabara era stata da poco inaugurata, lavoravano più che altro prostitute illegali. 

Kamishichiken, un altro hanamachi, significa “sette case della zona alta” e il suo nome prende origine da sette Case da Te esistenti, alla fine del 1500, vicino al tempio di Kitano Tenmangu a Kyoto. E’ l’unico distretto che non si erge sulle rive del fiume Kamo. In occasione dell’unificazione del Giappone, lo Shogun Hideyoshi fece organizzare una grande festa, proprio fra le sette case da Te di quest’area.

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Infine c’è Miyagawacho, o “quartiere del Tempio sul fiume”, che originariamente ospitava i giovani Onnagata, gli attori del teatro Kabuki prima che lo Shogun vietasse loro di esibirsi in pubblico per evitare il rischio che si prostituissero, come era successo all’epoca di Izumo no Okuni.

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