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03.09.2012

L’ikebana, arte giapponese di arrangiare i fiori

L’Ikebana (letteralmente: “fiori viventi”) è l’arte giapponese dell’arrangiare i fiori, anche conosciuta come kadō, “la via dei fiori”. In contrasto con la forma prettamente decorativa di arrangiare i fiori nei paesi occidentali, l’ikebana ricerca l’armonia della costruzione, del ritmo e del colore. 

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Credits foto con foglie intrecciate e crisantemo:

Luca Ramacciotti

www.ikebanado.com

http://lucaramacciotti.wordpress.com/

 

Se in occidente si tende a enfatizzare la quantità dei fiori usati e il colore, spostando l’attenzione soprattutto sulla bellezza dei boccioli, in Giappone invece si enfatizzano gli aspetti lineari della composizione. Qui si è sviluppato l’uso di includere vasi, foglie, steli e rami nella composizione insieme ai fiori. L’intera struttura si basa su tre punti principali che simbolizzano il cielo, la terra e uomo.

In questo simbolismo l’essere umano è concepito come l’essere in una posizione intermedia tra cielo e terra.

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Credits foto con ciotola rotonda:

Lucio Farinelli

 

L’elemento più importante è lo stelo che rappresenta il cielo, spesso viene chiamato “primario” o Shin, rappresenta l’asse di tutta la composizione e per questo motivo deve essere molto forte.

Accanto al primario vi è il “secondario” o Soe simbolo dell’uomo, è sistemato in modo da dare l’impressione di spingere lateralmente e in avanti rispetto allo stelo principale, deve essere lungo circa 2/3 rispetto al ramo principale e inclinarsi verso di esso.

Lo stelo “terziario” o Hikae rappresenta la terra, è il più corto ed è posto davanti alla base degli altri due o leggermente dal lato opposto.

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Credits foto con le sterlizie:

Luca Ramacciotti

www.ikebanado.com

http://lucaramacciotti.wordpress.com/

 

Tutti questi elementi sono saldamente fissati a un supporto e danno l’impressione di appartenere allo stesso tronco. A questi tre rami si possono aggiungere altri fiori per arricchire la composizione, ma la posizione corretta degli steli resta il principio fondamentale.

La storia dell’ikebana iniziò come il rituale di offrire i fiori nei templi buddisti nel Giappone del VI secolo. In queste composizioni sia fiori che rami venivano rivolti verso l’alto, verso il paradiso, come simbolo di fede. Nel XV secolo apparve uno stile più sofisticato di arrangiare i fiori , chiamato rikka, lo stile più antico. Composizione di grandi dimensioni fin dal periodo Heian (794-1185 d.C.) fu ampliamente praticato dai monaci Buddisti nei loro templi e poi dai nobili che desideravano abbellire le loro dimore. Il rikka non entrò nelle comuni case giapponesi sia per le dimensioni che per la complessa realizzazione. Oggi è poco praticato ma alcuni grandi Maestri ne presentano qualche esemplare in occasione di importanti mostre artistiche.

I più grandi cambiamenti nella storia dell’ikebana ebbero luogo durante il XV secolo, quando lo shogun Muromachi, Ashikaga Yoshimasa prese il comando del Giappone. I grandi palazzi con piccole case che proprio egli fece costruire testimoniano il suo amore per la semplicità. Queste piccole case contenevano i tokonoma, dove era possibile mettere oggetti o composizioni di fiori. Fu in questo periodo che le regole di queste ultime furono portate alla semplicità minimalistica visibile oggi, in modo che chiunque, di qualsiasi estrazione sociale, potesse godere di questa arte.

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Durante il secolo successivo, apparve una ulteriore nuova forma di arrangiamento, la nageire,o heika (lett. Gettar dentro).
Per questo stile si usano vasi alti ed è caratterizzato da un apparente spontaneità, frutto in effetti di esperienza e studio. Il nageire nacque nella seconda metà del XVI secolo ad opera di Sen-no-rikyu noto Maestro della cerimonia del tè. La chabana (lett. Fiori per il Tè) è invece molto semplice, è la composizione classica adatta per la cerimonia del Tè considerata in Giappone un vero e proprio rito. Influenzato dai concetti della Filosofia Zen, rifugge da qualsiasi struttura complessa e artificiosa ed è normalmente realizzato con un solo fiore (spesso un bocciolo) e alcune foglie verdi.

Lashoka (o seika) è lo stesso ideogramma di Ikebana, ma letto in cinese. Significa dunque “fiori viventi”. E’ una semplificazione del rikka e si compone di tre elementi  principali disposti a triangolo scaleno e di pochi altri elementi ausiliari.  Tre elementi principali rappresentano il cielo, l’uomo e la terra.

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Il moribana (lett. Fiori ammassati) sorse alla fine del XIX sec. nel periodo di crisi creatasi in Giappone sotto l’influsso innovatore proveniente dall’occidente, il Maestro Unshin Ohara,  per valorizzare i nuovi fiori, molto vistosi e dalle pesanti corolle d‘importanza occidentale pensò di disporli nelle caratteristiche ciotole basse e poco profonde.

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Credits foto con la spirea e il cardo:

 

Il jiyubana (lett. stile libero) nasce dopo la fine della Prima Guerra Mondiale quando, in Giappone così come negli altri Paesi, avviene una rivoluzione in tutte le arti. Anche l’Ikebana risente di questa rapida evoluzione e sorge così lo stile libero, che permette la creazione di composizioni floreali originali e personali disposte in vasi più moderni. La realizzazione di questo stile richiede però una vera maturità artistica, che si può acquisire solo dopo aver praticato per lungo tempo gli stili tradizionale ed aver appreso le tecniche ad essi inerenti.

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Credits foto con tulipani e salice, foto con girasoli nel vaso triangolare, foto con doppio vaso con platano:

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