Nato a Miyagi nel 1954, Otomo Katsuhiro diventa famoso come fumettista negli anni ’70, quando inizia a produrre storie brevi per varie riviste di Tokyo.
Il primo manga ad averlo portato al successo è stato Domus, del 1979, seguito poi da Fireball e Akira. Quest’ultimo fu serializzato dalla rivista Young Magazine, confermando la sua fama in tutto il Giappone. In Akira c’era tutto quello che il pubblico voleva: la sublimazione completa del cyberpunk, la crisi, politica, cospirazione, tecnologia, le moto nel deserto, l’energia atomica… Insomma, tutti i temi della fantascienza anni ‘80 uniti al post-apocalittico fecero di questo manga un successo istantaneo, tanto che Otomo, impegnatosi anche nel lavoro di regista per produzioni cinematografiche, nel 1988 trasformò Akira anche in un lungometraggio che diventò presto un kolossal dell’animazione. Egli in seguito si dedicò sempre di più alla produzione anime, tralasciando quella cartacea, fino a creare dei cult, campioni d’incassi e acclamati dalla critica.
Tra questi: Roujin Z e Memories, Perfect Blue, Spriggan, World Apartment Horror (unica sua esperienza di cinema “live”) e i più recenti Metropolis e Steam Boy.










