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18.06.2012

Usi, costumi e simbolismi dei matrimoni tradizionali giapponesi

In materia di matrimoni tradizionali, le usanze giapponesi sono tra le più variopinte. Per una sposa che voglia rimanere fedele alle tradizioni, l’ammontare di dettagli da seguire è in qualche modo disarmante, ma il risultato finale è sicuramente magnifico!

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Partiamo dal fidanzamento: quando una coppia di innamorati decide che è il momento di sposarsi, una grande cena formale viene organizzata in un giorno considerato propizio dall’almanacco giapponese, il tomobiki. Durante questa cena di fidanzamento, chiamata  “Yui-no”,  vengono scambiati dei regali atti ad augurare felicità e fortuna ai futuri sposi. 

La lista di regali è chiamata “Mokuroku”. Questa varia in base alla famiglia e regione di appartenenza, ma in genere questi sono i regali tradizionali:

Naga-Noshi: conchiglie di mare ampiamente usate in Giappone come simboli di auguri di felicità.

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Katsuo-Bushi: tonno secco, di grande valore nella cucina giapponese in quanto usato come ingrediente che si preserva a lungo nel tempo, usato per fare zuppe. Simboleggia l’augurio per un amore duraturo.

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Surume: seppia secca, simboleggiante l’augurio per un lungo matrimonio.

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Konbu: l’alga usata in cucina. Per la sua capacità di riprodursi velocemente, viene regalata ai futuri sposi come augurio per una famiglia numerosa.

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Shiraga: canapa dalle forti fibre, simbolizza una famiglia dai legami forti. La parola si traduce anche in “capelli bianchi” e simbolizza l’augurio di invecchiare insieme.

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Suehiro: un ventaglio che si apre da estremità a estremità, donando alla coppia un augurio di felicità e di un futuro migliore e prosperoso, riferendosi inoltre al fatto che nel periodo Heian gli uomini nobili scrivevano poemi d’amore sui ventagli.

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Yanagi-Daru: un regalo in denaro come contributo per l’acquisto del sake. Ha sostituito nei tempi moderni il dono di un barile di sake.

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Shugi-Bukuro: una bella busta decorata chiusa da nastri d’oro e argento contenente denaro.

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Barili di sake: quelli regalati durante la Yui-no sono fatti di legno di yui-no, un salice dalle foglie tenere e simboleggiano l’obbedienza e la gentilezza nel matrimonio.

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Sia la sposa che lo sposo indossano i tradizionali kimono da cerimonia e, secondo una tradizione che data dal  14° secolo, la oironaoshi, si cambiano ben quattro volte. Ciò sta a simboleggiare la propensione della sposa a ripetere la quotidianità. Ella indosserà lo shiro-muku, un capo bianco simboleggiante la purezza, da indossare sotto al kimono indossato all’inizio della cerimonia.

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 Se è sua intenzione completare la cerimonia indossando il tradizionale kimono bianco  nuziale, arriverà allora al tempio indossandone uno variopinto e poi si cambierà nuovamente. Il tutto avverrà con l’aiuto di un’assistente, data la grande difficoltà della vestizione del kimono che, in questi casi, viene completamente accessoriato: gli accessori per capelli, le calzature zori  complete dai calzini tabi, l’obi elegantemente annodato e così via.

Il sotto-kimono bianco è coperto dall’uchikake, un kimono in genere di colore rosso ampiamente decorato e ricamato in filo d’oro, con fantasie rappresentanti motivi floreali, gru e natura, tutti simboli di buon auspicio e salute. 

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La parrucca della sposa viene coperta da un velo a forma di cappuccio, lo tsunokakushi, che significa “corna di demone”: segni di gelosia della sposa che, nascondendoli, concede la sua sottomissione allo sposo, portando a compimento il suo ruolo di moglie con pazienza e serenità. Il viso è coperto di polvere bianca, gli occhi delineati di nero e la bocca dipinta di rosso acceso. 

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Lo sposo indossa l’hakama, indumento in genere nero che va a coprire il kimono, con un taglio in mezzo alle gambe: era in origine infatti usato dai samurai a cavallo.

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Le cerimonie Shinto tradizionali erano un tempo celebrate nei templi, oggi possono invece avere luogo anche in abitazioni, nella Tokonoma cioè l’alcova della casa, o templi Shinto in miniatura che si possono trovare in ristoranti ed hotel. La cerimoni inizia con la purificazione, la sposa e lo sposo si scambiano per tre volte una tazza di sake, secondo il rito del san-san-kudo, che va a simboleggiare non solo l’unione tra i due, ma anche tra le due famiglie. In conclusione della cerimonia, tre piccoli bastoncini sono offerti al dio Kamisana, come simbolica offerta.

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